Il futuro degli appalti pubblici con il "Building Information Modeling"

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Comincia, con questa prima parte, un excursus sul tema BIM e tutto ciò che esso comporta in termini di legislazione, formazione, investimenti ed opportunità per le aziende, in particolare per quelle, come SEINGIM, dei servizi. Affronteremo, in primis il quadro legislativo relativamente agli appalti pubblici in Italia, alla luce dell’evoluzione normativa. A ciò assoceremo qualche considerazione storica e di visione per il futuro.

L’argomento BIM è diventato molto “caldo” da quando il Parlamento Europeo ha approvato (il 15 gennaio 2014 con la Direttiva 2014/24/EU) una nuova normativa che disciplina gli appalti pubblici e prevede, per la prima volta, l’uso delle metodologie BIM come requisito obbligatorio.

Con questa Direttiva, che fissava in un periodo di trenta mesi il recepimento da parte degli Stati membri, si “incoraggia” il sistema BIM quale strada per garantire efficacia (quindi risparmio di denaro pubblico) e trasparenza delle procedure di appalto. La Direttiva non esplicita l’uso di particolari software, bensì sollecita la creazione di metodologie di gestione e verifica dei dati costituenti tutto il processo edilizio, ove con questo si intendono anche le strutture, gli impianti e la gestione degli stessi.

In Italia, la Direttiva Europea è stata recepita con il Decreto Legislativo n. 50 del 18 aprile 2016, noto come “Nuovo Codice Degli Appalti”. In particolare, è da citare l’articolo 23 comma 1, lettera h) “la razionalizzazione delle attività di progettazione e delle connesse verifiche attraverso il progressivo uso di metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture;” ed il comma 13 dello stesso articolo, che recita:

“Le stazioni appaltanti possono richiedere per le nuove opere nonché per interventi di recupero, riqualificazione o varianti, prioritariamente per i lavori complessi, l’uso dei metodi e strumenti elettronici specifici di cui al comma 1, lettera h). Tali strumenti utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, al fine di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e il coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti. L’uso dei metodi e strumenti elettronici può essere richiesto soltanto dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato. Con decreto del Ministero … omissis… sono definiti le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei suddetti metodi presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni. …omissis…”

Abbiamo volutamente evidenziato e sottolineato la frase che potrebbe rappresentare un ostacolo a quello che è un percorso virtuoso nel futuro dell’edilizia pubblica. I dati che attualmente emergono dalle ultime indagini relative alla diffusione del BIM in Europa, vedono l’Italia in grave ritardo con una media del 10% di progettisti che impiegano le procedure BIM, contro il 50% dei Paesi Bassi.

Se consideriamo che dell’archetipo di BIM se ne iniziò a parlare già dalla metà degli anni ’70, si comprende quale sia lo sforzo ora da fare per allinearsi (soprattutto con la cultura di progettazione e gestione multidimensionale che viene richiesta) agli standard già utilizzati da anni in vari paesi della comunità europea.

È necessario abbandonare l’idea che il progetto sia solo il primo passo del ciclo di vita dell’opera da realizzare, ma ricordare che esso si integra fin dall’inizio con tutte le dimensioni del progetto Infatti, l’approccio BIM integra e garantisce la gestione delle varie discipline, non solo a livello progettuale, ma anche di costruzione, controllo dei tempi, fino alla Facility Management (ovvero tutto ciò che riguarda la gestione degli edifici e dei loro impianti – e non solo -, ad opera finita).

È interessante identificare l’interazione dei LIVELLI del BIM con le DIMENSIONI associate alle attività da svolgere che, in qualche modo, si ricollegano alle FASI di vita di un’opera (dallo Studio di Fattibilità alla Dismissione passando per la Progettazione, Costruzione, Utilizzo e Manutenzione).

  • Livello 0, corrispondente ad un “ambiente” CAD 2D;
  • Livello 1, corrispondente ad un “ambiente” CAD 2D e 3D al quale si associa un “ambiente di dati condiviso”;
  • Livello 2, corrispondente alla progettazione secondo la metodologia BIM, ovvero il “Modello parametrico e penta-dimensionale” dove le dimensioni 4a e 5a sono la gestione dei TEMPI e dei COSTI.
  • Livello 3, corrispondente alla progettazione secondo la metodologia BIM. Esso prevede la gestione della 6a dimensione associata al “Facility Management”.

La cosa più importante da ricordare è che il BIM non deve essere visto come la panacea per tutti i mali. Come qualsiasi altro strumento che utilizza le tecnologie informatiche, BIM è buono tanto quanto sono buoni i dati di input e la preparazione di chi utilizza questi strumenti. Quello che offre il BIM è la possibilità per gli utenti di essere migliori in quello che fanno, quando lo fanno!

Di fronte all’interesse generale che è derivato da questo nuovo scenario (almeno per l’ambito degli appalti pubblici), tutto l’ambito della progettazione sembra essere diventato BIM, con il proliferare di software ed esperti con i quali le società d’ingegneria si devono confrontare (ed orientare) per stabilire i giusti passi da compiere.

È questo quindi il vero banco di prova per il futuro degli appalti pubblici, sia per le stazioni appaltanti che per chi partecipa ai bandi: comprendere che prima dei software e degli esperti bisogna cambiare l’approccio che deve essere multidisciplinare e multidimensionale e non visto come un insieme lineari di passaggi, come un vecchio “giro dell’oca” che a volte costringe a tornare sui propri passi, se non all’inizio a causa di mancate previsioni, coordinamenti, errori e quant’altro la cronaca quotidiana ci propone.

Il BIM è la leva per operare il definitivo cambio di mentalità e per assicurare all’Italia un futuro con opere pubbliche migliori ed a minor costo sull’intero ciclo di vita.

Luigino Giacomel
SEINGIM Operation Manager